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La vita

13 Luglio 2018

Don Salvatore Tumino nasce a Ragusa il 26 Agosto 1959, terzogenito di Angelo e Maria Tumino.

All’età di otto anni inizia il suo cammino cristiano all’oratorio dei Salesiani dove rimarrà fino all’età di sedici anni. Periodo meraviglioso fatto di tanti momenti importanti che hanno contribuito alla sua formazione cristiana: il santo rosario pregato tutte le sere nei giorni di Maggio, le prove di canto per l’animazione della messa domenicale, le prove di teatro, le partite di calcio.

All’età di sedici anni, come spesso avviene nell’adolescenza, si allontana, iniziando a vivere un momento di crisi, così come lo descrive lui:

«Quando non ho più creduto che Gesù era il Figlio di Dio, ma un uomo qualsiasi, ho sentito dentro di me il male vincere e sopraffarmi. Ho incominciato ad odiare tutti, e non capivo il motivo. Mi disprezzavo, volevo distruggermi, pensavo che il suicidio sarebbe stato la mia liberazione, ma, per fortuna, il Signore mi ha protetto anche in quel periodo e forse grazie alle preghiere dei miei genitori mi sono salvato!». (Tumino S., Gesù mi ha salvato)

Decise di ritornare all’oratorio salesiano, dove, aiutato da tanti fratelli, iniziò il suo cammino di conversione. In quegli anni imparò, dalla spiritualità di don Bosco, l’amore per Gesù presente nell’Eucaristia, la materna intercessione di Maria Ausiliatrice, l'amore e l'assoluta obbedienza alla Chiesa, e la predilezione per i giovani.

Un altro contributo importante nella sua formazione cristiana lo diede il Rinnovamento nello Spirito che lo aprì profondamente all'azione dello Spirito Santo nella sua vita, nella vita della Chiesa e di ogni uomo.

Padre Tumino

Appena diplomato, trovò lavoro come ragioniere presso un consulente di pomeriggio e iniziò a frequentare da laico l’istituto teologico di mattina, fino a quando lasciò definitivamente il lavoro per impegnarsi a tempo pieno negli studi .

Al terzo anno degli studi di teologia iniziò a sentire nel suo cuore la chiamata al sacerdozio che, come lui descrive, fu una scelta travagliata:

«Un giorno, ricordo ero a Siracusa, entrai nella Chiesa dei Gesuiti; in fondo ad essa vi trovai un sacerdote a cui chiesi un’informazione. Lui mi rispose gentilmente e poi mi domandò: “Cosa fai nella vita?” Io risposi: “Studio teologia, insegno catechismo in parrocchia, faccio parte di due gruppi e sono molto impegnato in tante altre cose”. E lui di rimando mi disse: “ma non hai mai pensato a diventare sacerdote?”. Aveva fatto centro, era il mio punto debole in quel periodo: come Giona cercavo di fuggire, ma il Signore ovunque mi raggiungeva. Allora subito con decisione risposi: “Si, ci ho pensato, ma io voglio farmi una famiglia cristiana” e continuai: “voglio comunque essere molto impegnato per il Signore, ma come laico con una famiglia”. E il sacerdote tranquillamente continuò: “Ma se il Signore ti chiama al sacerdozio è tutta un’altra cosa. Tu non avrai una tua famiglia, la tua famiglia sarà il mondo; tu non avrai dei figli, i tuoi figli saranno tutti i bambini del mondo. Lo sai, è diverso! Se il Signore ti chiama.” Uscì da quella Chiesa molto perplesso... cercai di "lottare" con il Signore come Giacobbe e, alla fine, per fortuna il Signore ha vinto. Ha vinto le mie titubanze, le mie indecisioni. Come Mosé cercai tante scuse, ma Lui fu tenace. Lui vinse e io non persi. Anzi! La sua vittoria fu la mia vittoria» (TUMINO S., Gesù mi ha salvato op. cit.).

Ordinazione Padre TuminoIl 30 Novembre 1986 ricevette l'ordinazione diaconale e fu assegnato a compiere il suo ministero nella Cattedrale S. Giovanni Battista.

Il 20 Luglio 1987 fu ordinato sacerdote: quindici anni di ministero sacerdotale ricco di grazie e di prove, accompagnato instancabilmente da un carente stato di salute che giungerà al suo culmine nel Novembre 2000 quando, dopo un intervento chirurgico, gli venne diagnosticato la presenza di un tumore allo stomaco.

Nel Febbraio 1989 padre Salvatore iniziò a Ragusa il Sistema delle Cellule di Evangelizzazione, che aveva conosciuto a Milano nella parrocchia di S. Eustorgio e che si impegnò a diffondere in tutta la Sicilia ma soprattutto fuori viaggiando in diverse parti del mondo.

Nel 1993 fondò a Ragusa la Comunità “Eccomi, manda me!” avente come pilastri del suo statuto la preghiera, e in maniera speciale l’Adorazione eucaristica, e l’evangelizzazione in tutto il mondo. Modello di tale comunità è la primitiva comunità descritta negli atti, comunità dove si sposano insieme contemplazione e azione, povertà e condivisione.

Lo Statuto e la Regola spirituale della comunità vennero riconosciuti il 21 Novembre 2000 da parte del Vescovo di Ragusa, mons. Angelo Rizzo.

Il 25 Marzo 2002, due mesi prima che il Signore lo chiamasse a sé, fondò la Casa Editrice “Sion” avente come obiettivo quello di evangelizzare, attraverso la divulgazione di libri facile da comprendere, molti dei quali sono stati scritti proprio da lui.

Il 29 Maggio 2002 padre Salvatore è tornato alla casa del Padre.

 

Padre Salvatore: uomo di preghiera e di azione, strumento nelle mani di Dio

Il mondo oggi ha sete di testimonianze di una fede viva in Gesù Cristo; di libri e maestri che parlano di Cristo ne esistono, e quanti! Ma di uomini di preghiera che vivono con Cristo , che parlano con Cristo, ce ne sono pochi. Di questi fa parte padre Salvatore.

Anche se breve, la vita di padre Salvatore Tumino è stata illuminata e trasformata dall’incontro personale con Gesù Risorto; è stata la storia di “una vita redenta” comunicata e testimoniata a tutti.

Il ministero sacerdotale di padre Salvatore è stato animato dalla passione e dall’urgenza per l’evangelizzazione, dall’amore per il prossimo; il tutto radicato in una profonda unione con Dio.

Portare ad ogni uomo, in ogni circostanza, in ogni parte del mondo l’annunzio della salvezza di Cristo Gesù: questa è stata la sua vocazione.

«Con l’evangelizzazione operata dalla Chiesa, la Gloria di Dio entra nella vita di ogni uomo, di ogni tempo e di ogni luogo. L’evangelizzazione è il mezzo usato da Dio per portare la sua presenza salvifica ad ogni uomo»6.

Prima di annunciare Gesù in modo esplicito lo testimoniava con il suo sguardo che sapeva sapientemente leggere dentro ogni cuore; con l’ascolto empatico che non negava a nessuno e a qualunque orario e soprattutto con la gioia spesso manifestata dalle indimenticabili “battute”e dalle fragorose risate che rischiaravano i pensieri bui e aprivano i cuori alla speranza.

Su di un adesivo posto sul vetro della sua auto c’è ancora scritto: “Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni”. Questa convinzione era così radicata in lui da vedere in ogni situazione, anche nella più disperata, una via d’uscita che Dio avrebbe aperto a chiunque lo avrebbe chiesto.

Padre Salvatore è stato membro del presbiterio della diocesi di Ragusa e il suo Vescovo, mons. Angelo Rizzo, lo definì “apostolo entusiasta ed efficace del movimento delle Cellule di Evangelizzazione, non solo in questa nostra diletta Chiesa particolare, ma anche in molte altre sparse in Italia e nel resto del mondo. Egli ha creduto concretamente nella potenza dello Spirito che opera nei cuori e nelle menti degli uomini, trasformando radicalmente le loro volontà. E’ stato testimone delle meraviglie compiute dallo Spirito nelle anime di molti fedeli, giovani e non giovani, che ha potuto avvicinare nel suo ministero”.

Padre Tumino in Africa

Padre Salvatore è stato soprattutto un uomo di preghiera e d’azione. Egli ha capito che fondamento di tutta la vita cristiana è l’intimità con Cristo, dalla quale scaturisce, come logica conseguenza, il desiderio e l’urgenza di evangelizzare.

Ricercò e visse costantemente la radicalità e l’essenzialità della vita del cristiano. Nei suoi insegnamenti ripeteva che “gli alimenti essenziali, oltre ai sacramenti, della fede sono tre: la preghiera, l’Adorazione e l’evangelizzazione, il resto è lattuga!”.

Semplice, concreto, determinato, profondo e disponibile. Aveva la coscienza di essere debole e limitato, e spesse volte affermava che c’era un abisso tra quello che era e quello che il Signore opera attraverso di lui, proprio per questo si riteneva di essere in cammino per raggiungere Colui che è il modello perfetto di ogni sacerdote.

Era Gesù che portava con gioia e determinazione, senza mezzi termini o possibili scorciatoie e, dopo averlo fatto, si nascondeva: si definiva solo un semplice “cartello autostradale” con l’unico compito di indicare ad ogni uomo il Cristo.

La preghiera incessante era il respiro della sua anima e il ritmo della sua giornata; lo si vedeva spesso in cappella, davanti al tabernacolo, all’inizio e alla fine delle decine di incontri con le persone che lo andavano quotidianamente a trovare in comunità per chiedere sostegno e conforto spirituale; prima di ogni decisione e scelta, tutto veniva posto, attraverso la preghiera, nelle mani del Signore. Lunghe notti e prime mattine trascorreva davanti a Gesù Eucaristia, su quelle ginocchia che diventavano leve sicure per sollevare le sorti del mondo.

Se, come lui diceva spesso, “la grandezza di un sacerdote si misura dalle sue ginocchia”, posso senz’altro dire che lui è stato un grande sacerdote. Tra le forme di preghiera quella che padre Salvatore pose al centro del movimento delle Cellule e della Comunità “Eccomi, manda me!”, è stata quella dell’Adorazione eucaristica.

Descrivendo il Sistema delle Cellule di Evangelizzazione, padre Salvatore annotava chiaramente come prima di iniziare tale metodo, aveva dato inizio all’Adorazione eucaristica tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.30, perché “essa è uno dei pilastri su cui si fonda questo sistema di evangelizzazione, senza di questo l’annuncio è sterile”.

Coltivava uno speciale rapporto col vescovo; a lui, al Papa e al Magistero della Chiesa mostrava profonda obbedienza. Credeva molto nel sacerdozio regale dei laici, cogliendo nelle persone che Dio gli affidava i possibili ministeri che potevano svolgere, dando ad essi una completa e totale fiducia. Egli non si riteneva indispensabile o un sacerdote “tuttofare”, era convinto che era “meglio essere meno perfetti ma uniti, che perfetti ma da soli”.

Non prendeva alcuna decisione importante senza averla prima sottoposta al vescovo che amava sinceramente e trasmetteva agli altri questo suo amore filiale.

Possedeva una grande dimestichezza con la parola di Dio che comunicava abbondantemente con una efficacia sempre nuova, sorprendente, trascinante. Nelle sue omelie passava con molta naturalezza dalla fragorosa risata alla contemplazione del Mistero.

Guarito dalla crisi nel suo periodo adolescenziale, passò tutta la vita ad ascoltare, seguire, incoraggiare coloro che erano depressi e feriti; fu uno strumento di guarigione interiore nelle mani di Dio per moltissime persone.

Particolare era il suo legame con la Provvidenza: regalava libri, cassette, iniziava delle opere senza avere i soldi necessari, che poi puntualmente arrivavano.

Caratteristica indimenticabile del suo ministero sacerdotale è stata la gioia che riusciva a contagiare chiunque incontrava; mai dalla sua bocca si sentivano parole di scoraggiamento. A chi gli domandava come stava, rispondeva sempre “bene”, anche quando negli ultimi mesi della malattia non riusciva più a reggersi in piedi.

Padre Tumino

Racconta padre Salvatore che, avendo chiesto al Signore luce sulla sua missione se doveva dedicarsi ad una parrocchia o andare in missione, capì che la sua parrocchia sarebbe stato il mondo.

Come al solito lui prese alla lettera, o “troppo di petto”, la volontà del Signore e non pose mai confini alla sua azione di evangelizzazione, guidando missioni in numerose diocesi d’Italia e poi in Belgio, Bielorussia, Colombia, Cuba, Francia, Germania, Kenia, Malta, Polonia, Slovacchia, Spagna.

Anche quando negli ultimi anni della sua vita l’esperienza del tumore e della sofferenza segnò il suo ministero, la passione e il fuoco per l’evangelizzazione continuavano a bruciare nel suo cuore.

A tal proposito, raccontava don Pigi, responsabile delle Cellule in Italia e suo grande amico, che allo scadere dei due mesi di vita che i medici del San Raffaele avevano diagnosticato a padre Salvatore, questi si presentò a lui, a Milano, per comunicargli l’intenzione di fare nascere una casa editrice che, attraverso semplici libri, quindi accessibili a tutti, doveva far conoscere Cristo ai lontani.

Il 27 Maggio 2002, due giorni prima che il Signore lo chiamasse a sé nella Sua Gloria, scriveva ai membri delle cellule: «Ora abbiamo queste cose da fare: pregare molto, anzi sempre; servire tutti con amore e umiltà; annunciare ad ogni uomo, sempre, dovunque, Gesù l’unico salvatore del mondo».

Il filosofo cristiano S. Kierkegaard immagina che quando il testimone della verità giunge alla morte dica a Dio: “Grazie per tutte le sofferenze; grazie a Te, o Infinito amore!” e Dio gli risponde “Grazie, amico mio, per quell’uso che ho potuto fare di te”.

Chi era dunque padre Salvatore Tumino?

Un uomo vero, un cristiano entusiasta e un sacerdote “di fede”. Si può dire che egli ha incarnato alla lettera quell’ideale di sacerdote che proponeva ai suoi confratelli in uno scritto sul sacerdozio:

(Il sacerdote è)

  • Un uomo di Dio.
  • Un ponte tra gli uomini e Dio.
  • Un annunciatore dell’Invisibile.
  • Un testimone della Speranza.
  • Un annunciatore dell'Amore di Dio e della Resurrezione di Gesù, il Signore.
  • Un proclamatore della Verità di sempre, cioè della Parola di Dio, con parole tratte dalla vita di ogni giorno, con le parole usate dai poveri.
  • Un buon samaritano di tanti sofferenti nel corpo e nello spirito.
  • Un intercessore instancabile.
  • Un uomo di fede, capace di lasciare tutte le sicurezze per andare dove il Signore lo ha voluto.
  • Un uomo di contemplazione, che trovava sempre il tempo per pregare: la mattina, durante il giorno, spesso anche di notte.
  • Un uomo innamorato dell'Eucaristia, celebrata, adorata e vissuta fino alle ultime conseguenze: “prendete e mangiate; questo è il mio corpo”