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Ero in carcere e siete venuti a trovarmi

05 Luglio 2022

“ERO IN CARCERE E SIETE VENUTI A TROVARMI” (Mt 25,36).
È la bellissima esperienza che la Comunità “Eccomi, manda me!” ha fatto giorno 28 giugno 2022 presso la Casa Circondariale di Caltagirone per un incontro di preghiera con i detenuti.

Partiamo da Ragusa di buon mattino, il termometro dell’auto già segna più di 30° e l’aria condizionata a stento riesce a mitigare la calura. Le tentazioni arrivano puntuali; l’equipe è decimata e ben tre membri non possono partire per problemi familiari sorti all’ultimo momento e siamo costretti a rivedere velocemente tutto il programma, già da tempo pianificato in maniera minuziosa.
Urge un momento di preghiera e durante il viaggio recitiamo in Santo Rosario e affidiamo a Maria Santissima l’intera missione che, sin da subito, si presenta difficoltosa e impegnativa.
Arriviamo. Il caldo, nel frattempo, si è fatto insopportabile e l’aria condizionata è solo un lontano ricordo; perdipiù bisogna scaricare tutto il materiale necessario per l’incontro, compreso i tantissimi libri della casa editrice SION scritti da Don Salvatore Tumino da regalare ai detenuti.
Dopo i controlli di routine, ci fanno entrare e ci accompagnano in un teatro che si presenta grande, bello e ben attrezzato.
Al caldo si aggiunge anche la sete. Ci siamo dimenticati di portare con noi delle bottigliette d’acqua e tornare indietro non è possibile.
Siamo stanchi, accaldati, assetati e, soprattutto, preoccupati per il buon esito dell’incontro, anche perché ci viene detto che i detenuti potrebbero anche decidere di non partecipare.
Ci riuniamo ancora una volta in preghiera e affidiamo tutto a Gesù. Iniziano ad entrare i primi detenuti e, man mano che entrano, si siedono mestamente nelle poltrone.
Inizia l’incontro e, sin da subito, si crea un clima di grande comunione e procediamo con entusiasmo con canti, mimi, video, testimonianze, preghiere e condivisioni.
Gesù irrompe in quel teatro in maniera potente e quel luogo di sofferenza diventa improvvisamente un paradiso dove si respirava a pieni polmoni una meravigliosa aria di libertà.
Erano scomparse le sbarre, i pregiudizi, le condizioni sociali. Non esistevano “buoni” e “cattivi”; non esistevano cristiani o musulmani; esistevano solo uomini, fratelli, figli di quell’unico Dio che ama immensamente l’uomo, fatto a Sua immagine e somiglianza. Ci siamo ritrovati tutti in quel luogo, l’uno accanto all’altro, a pregare con un cuore solo e un’anima sola quel Dio che abbatte tutte quelle stupide barriere che l’uomo si è inventato.
Termina l’incontro e in quel teatro si vedono solo volti radiosi, illuminati dalla presenza di Dio che aveva fatto irruzione nei nostri cuori. Ci salutiamo con gioia e calorose strette di mano, promettendoci di rivederci; ma, per un attimo, abbiamo la sensazione che i nostri fratelli detenuti non vogliano lasciare il teatro, tanta la gioia di stare insieme, tanto l’entusiasmo dell’esperienza appena provata.
È quasi mezzogiorno, il sole è allo “zenit”, il caldo adesso è letteralmente bruciante, ma adesso non lo percepiamo più: la stanchezza, la paura, la sete, sono scomparsi definitivamente, lasciando spazio alla gioia; quella gioia piena che solo il Signore può donare quando vai ad annunciare il Suo nome.
Facciamo rientro. Nei nostri cuori e nelle nostre menti rimane il ricordo di quei volti trasformati: di quei sorrisi, di quel battito di mani, di quella gratitudine. In ognuno di loro traspariva il volto di Gesù sofferente, di Gesù carcerato.
“Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Grazie Gesù perché ci hai dato il privilegio di venirti a trovare: eri in quei volti solcati dalle lacrime; eri in quei volti segnati dalla durezza della vita; eri in quei volti pieni di gioia per avere incontrato quel Dio che non li giudica ma che li ama di un amore incondizionato; quel Dio infinitamente misericordioso; quel Dio che odia il peccato ma che ama il peccatore.
Grazie perché hai trasformato quel luogo in un roveto ardente, una Terra Santa dove togliere i sandali dai piedi.
Desideriamo ringraziare di vero cuore la Direttrice della Casa Circondariale di Caltagirone, il Comandante della Polizia Penitenziaria e gli educatori per la fiducia accordataci e per la calorosa accoglienza nei nostri confronti e per avere permesso di realizzare questo meraviglioso incontro. Anche loro sono stati strumenti docili nelle mani di Dio.