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Corale

18 Luglio 2018

Se è vero che l’annuncio della fede è una buona notizia, una gioiosa notizia, allora non si può trasmetterla che con il canto. Il primo annuncio della salvezza a Betlemme fu dato dal coro degli angeli che cantavano: “Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che egli ama”. I «Cantici», nella Bibbia, sono le risposte naturali dell’uomo davanti alle meraviglie della salvezza: pensate al cantico di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso, al cantico di Giuditta, al Benedictus, al Magnificat... La trasmissione della fede non è un bagaglio di nozioni, un trattato di verità da trasmettere, ma è l’esperienza di un incontro da testimoniare.

“Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo! Suonate la cetra con arte!”. (sal.32)

Siamo esortati, dunque, a cantare al Signore un canto nuovo; ma “solo l’uomo nuovo – dice Agostino - conosce il canto nuovo”.

Il canto è, senza dubbio, segno di gioia. Se poi considerassimo la cosa ancor più attentamente, ci accorgeremmo che è espressione di amore, da cui proviene la gioia.

Solo chi sa amare, coltivando la vita nuova, è capace di cantare il canto nuovo e lo canterà bene.

La corale è formata da fratelli che per prima cosa hanno fatto un incontro vivo ed autentico Gesù Risorto e hanno sentito la chiamata ad annunciare tale incontro elevando a Dio il canto della lode.

S. Agostino così affremava:

“Ecco, tu dici, io canto! Tu canti, certo, lo sento che canti: ma bada che la tua vita non abbia a testimoniare contro la tua voce. Cantate con la voce, cantate con il cuore; cantate con la bocca, cantate con la vostra condotta santa. Cantate al Signore un canto nuovo”.

Per quale motivo noi cantiamo?

Il canto deve nascere dal cuore e da un cuore gioioso. Il cuore è gioioso se è pieno di amore, un amore che rimane limpido solo se è sostenuto da motivi di fede e di speranza.

Questi motivi si riassumono in uno: credere fermamente che Gesù, essendo risorto, tuttora vive ed opera in mezzo a noi. Con lui non c’è nulla da temere. Perciò siamo felici e pertanto cantiamo.

Cantare assieme porta a creare coesione e unità fra i partecipanti, aiuta a sentirsi e ad essere “famiglia di Dio riunita in assemblea per lodarlo”.

La “Corale delle Cellule di Evangelizzazione” è stata fortemente voluta da Padre Salvatore. Molti sono stati i fratelli e le sorelle che durante gli anni vi hanno fatto parte e tanti sono quelli che hanno perseverato.

Per poter cantare “il canto nuovo” e aiutare l’assemblea a cantare durante gli incontri di tutte le cellule la Corale si riunisce nella cappella della Comunità per adorare Gesù nel SS. Sacramento dell’Eucaristia. La lode, il ringraziamento, l’adorazione “corale”, lo stare con Gesù, rappresentano il momento più bello, più coinvolgente e più formativo. Da Gesù Eucaristia scaturisce la forza del gruppo, nasce la stima, la fiducia e l’amore che ognuno di noi prova per l’altro.

È bello che tutte le attività che coinvolgono la Corale (prove, preparazione dell'incontro mensile, ritiri, ecc.) abbiano come punto di partenza la preghiera e l'Adorazione Eucaristica “ai piedi del Maestro”, momenti speciali che il Signore continua costantemente a riservare e attraverso i quali sostiene personalmente e rafforza l'unione tra i membri.

Attualmente la Corale è composta da circa 20 cantori, due chitarre acustiche, una chitarra elettrica, una tastiera, un basso, una batteria e percussioni.